UNA REPUTAZIONE MESSA IN DISCUSSIONE DAGLI ITALIANI E DALLA LORO POLITICA

  • 1/17/2018 7:22:45 AM
  • Redazione

Tra un momento politico non particolarmente felice ed un economia che con difficoltà tiene testa ad un lungo periodo post crisi la discussione sulla reputazione dell'Italia potrebbe redimere cittadini e politici.

Nella primavera del 2018 l'Italia che si appresterà a votare sarà uno stato con i soliti problemi: un' elevata evasione fiscale, un ingente cuneo fiscale e una popolazione sempre più vecchia e sempre più distaccata dalla politica.

Quando i partiti ottengono un ampio consenso, in elezioni che poco hanno a che fare con l'astensionismo, godono di maggiori poteri per poter rappresentare i propri elettori. Nel caso contrario, quindi in presenza di elezioni con un elevato astensionismo e quindi un ridotto consenso, i partiti hanno più difficoltà a far prevalere il proprio potere di rappresentanza.

La ripercussione dell'astensionismo in tutte le votazioni si riflette sulla stabilità economica e politica del paese. Non è lontano dall'immaginario collettivo l'idea che l'operato dei governi di quest'ultima legislatura ha portato ad una modifica, sia sociale che politica, dei concetto di reputazione. l'Italia gode di cattiva reputazione più per gli italiani che non per enti, stati e istituzioni al di fuori dei confini.

Uno dei fenomeni che ha portato gli italiani ad ridisegnare la reputazione del proprio paese è proprio l'astensionismo.

L'astensionismo da anni è ormai il primo partito nelle elezioni italiane. Nelle ultime elezioni politiche, quelle del 2013 vi fu un astensionismo pari al 25 %. Alle elezioni europee del 2014 il 38% non si è recato alle urne e nel 2015 alle regionali il 48% e alle comunali il 36%. Le amministrative del 2016 e quelle del 2017 hanno presentato astensionisti pari al 40%. i cittadini possono avere un affezione diversa nei confronti delle diverse elezioni ma il dato pare però chiaro: in molti non vanno più a votare e molti italiani hanno dimenticato il valore del voto. Mentre il distacco istituzioni-cittadini si fa sempre più enorme ancora una volta l'astensionismo sarà una protesta nei confronti di quella politica ormai lontana dalle persone.

La politica cambia e i partiti coi propri rappresentanti si sono allontanati dalla tradizionale campagna elettorale. Le presentazioni dei programmi sembrano incerte e sembrano privi di sintesi culturale.

La globalizzazione ha twitterizzato anche i politici italiani, alcuni nuovi alla scena, altri con carriere decennali, ma in ogni caso sono tra i più pagati al mondo e quelli che cambiano partito politico con maggiore frequenza; infatti gli italiani sono abituati a vedere volti della politica che spesso cambiano la cosiddetta "casacca", circa 500 in questa legislatura, e sono abituati anche ad associare la politica alle organizzazioni criminali e al mondo corrotto. Inoltre nel mese di ottobre è stata approvata la nuova legge elettorale; il rosatellum bis. La nuova legge elettorale prevedrà una formula difficile per partiti e coalizioni nel creare un governo. Tutte le caratteristiche che hanno colorato la politica italiana negli anni hanno indubbiamente allontanato la gente dalla vera percezione della reputazione di un grande stato quale l'Italia è.

Esiste un indice, creato dal Reputation institute che misura la reputazione dei 55 Paesi con il Pil più alto. La R.I. mette L'Italia fuori dalla top10 (13'posto) e sempre l'Italia, insieme a pochi altri, è teatro di un'ampia forbice tra l'opinione esterna (positiva) e quella dei suoi cittadini (negativa). Nel report viene indicato che "gli italiani tendono a vedere l'Italia sotto una luce negativa, non credono nella politica e tendono a lamentarsi."

Un'instabilità ambivalente, politica ed economica, ha creato ripercussioni forti sulla propensione della popolazione alla cosa pubblica. Anche se l'opinione esterna sull'economia italiana ha un parere spesso positivo deve essere fatta una lotta all'astensionismo. In sostanza la politica dev'essere di nuovo in grado di riattivare i circuiti della partecipazione popolare e creare così una più virtuosa articolazione dei soggetti democratici.

Salvatore Ferrarelli



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