TRA PARAGONI IMPOSSIBILI E POCHI INVESTIMENTI: GLI ALLARMANTI DATI ITALIANI SULL’ISTRUZIONE.

  • 1/25/2018 6:35:04 AM
  • Redazione

Lo stato impiega sempre meno risorse nel settore della cultura; dall’1% del pil nel 2006 al 0.5% nel 2015; e sempre meno risorse nell’istruzione e nell’utilizzo di metodi meritocratici in ambiti scolastici e accademici.

Risulta allarmante il dato che presenta l’italia fanalino di coda nelle classifica europea degli stati che investono in educazione, cultura e formazione.

I dati Eurostat, riferiti al 2015 e calcolati sul totale di risorse destinate all’educazione dai governi nel perimetro dell’Unione, dimostrano che gli stati membri spendono un totale di 716 miliardi di euro, pari al 4,9% del Pil continentale. In italia le risorse per l’educazione sono al di sotto al 4% del pil. Ad investire meno dell’italia ci sono Romania (3,1%) e l'Irlanda (3,7%). Me capire quanto poco il governo italiano investa in educazione basta pensare che in Germania  il governo tedesco impegna 127,4 miliardi di euro contro i 65,1 miliardi dell’Italia.

Un’altra indagine questa volta condotta dall’Economist Intelligence Unit sui sistemi scolastici dei 50 paesi più sviluppati ha riassunto le problematiche italiane con la creazione del termine ‘’analfabetismo funzionale’’.

In italia  si conferma alto il tasso di “illetteralismo” o ‘’analfabetismo funzionale’’; il 28% della popolazione ne è ‘’affetto’’.

L’illitterato è un individuo che sa leggere e scrivere, e che può avere anche alti titoli scolastici, ma non riesce a mettere a frutto le proprie capacità. Dallo studio dell’EIU, inoltre, emerge il dato che le competenze degli italiani over 40 sarebbero ben al di sotto della media degli altri Paesi europei e questo fenomeno potrebbe drammaticamente contagiare le nuove generazioni. 

Il gap sull’educazione con gli altri paesi europei tende alla crescita. In Svezia il sistema scolastico permette ai singoli comuni di gestire nel bilancio quanto dedicare alle scuole; rispettando il criterio che il 15% deve andare alle scuole con più bisogni. In Inghilterra la caratteristica primaria del sistema scolastico è la meritocrazia, incentivata con dei premi, e l’inserimento nell’ottica di continua valutazione della performance dei professori. In italia ci si è dimenticati della regola che maggiori investimenti in cultura, così come in istruzione, nel lungo periodo portano ad una maggiore diffusione di benessere e di ricchezza tra gli individui.

Ad ostacolare la possibilità di conseguire altri ed alti titoli di studio spesso c’è il prezzo che si da alla cultura e all’istruzione. Nel nostro paese la vita studentesca in media all’anno ha un costo di 15 mila euro; un costo più alto rispetto al nord e nel centro Europa, dove il costo annuo di uno studente è di 8-9 mila euro. Inoltre in Italia l’accesso a musei, corsi avanzati, biblioteche e luoghi di interesse culturale ha un costo più elevato rispetto alla media europea.

Le università, le scuole e altri luoghi di diffusione della cultura svolgono oltre che  alla funzione di formazione anche la funzione di annullamento di disparità sociali. A riguardo vi è il caso allarmante del servizio di refezione nelle scuole del sud. Nel meridione oltre il 50% degli alunni non ha la possibilità di accedere al servizio mensa. La mensa non svolge più una funzione cruciale nell’educazione alimentare, e non è più un mezzo di inclusione sociale. Come se fosse in atto un’opera di retrocessione sociale.

La prossima legislatura dovrà porre maggiore attenzione al sistema scolastico e alla cultura in generale, investendo meglio e maggiori risorse. Maggiori investimenti daranno certamente la  possibilità di creare capitali umani che porteranno a recuperare, in termini sociali, quel gap che ci differenzia con gli altri paesi europei.

 

 

Salvatore M. Ferrarelli



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