SETTIMO CONGRESSO DELLA FLAI CGIL DI COSENZA

  • 10/27/2018 2:14:03 AM
  • Redazione

RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL SEGRETARIO GENERALE AL

Compagni e compagne presenti, gentili ospiti, a tutti voi un ringraziamento per aver voluto accettare l’invito della  Flai Cgil di Cosenza per il suo settimo congresso. E’ da oltre tre mesi che ancor di più rispetto al solito,incontriamo lavoratori e lavoratrici, nei cantieri, nei comuni, sui luoghi di lavoro, con loro ci siamo confrontati, scontrati, sulle vertenze che vivono sulla loro pelle quotidianamente ma soprattutto sui documenti congressuali sulla quale la Cgil Nazionale ci ha chiesto di esprimere le nostre valutazioni. Nel nostro comprensorio hanno partecipato alle nostre assemblee 1949 lavoratori, con ua percentuale pari al 49,67% degli aventi diritto, di cui 1035 donne e 914 uomini. Le assemblee hanno coinvolto 47 comuni, gli interventi in merito sono stati 178, le preferenze verso il documento che vede come prima firmataria la segretaria generale Susanna Camusso “il lavoro è”sono state 1753 pari ad una percentuale del 90,41%, le preferenze verso il documento che vede come prima firmataria la Compagna Eliana Como “Riconquistiamo Tutto” sono state 186 pari al 9,59%. I numeri suddetti oltre al dato indicativo sull’orientamento politico che si vuole dare all’organizzazione per gli anni avvenire, danno il senso ,se pur nella nostra meccanosità, di una grande partecipazione democrazia, noi non abdicheremo mai alla nostra ispirazione popolare da non confondere  assolutamente con populista, termine assai di moda nei linguaggi e negli atteggiamenti, di chi si pone come alternativa al sistema, per la costruzione di un Italia Migliore, ma anche di chi ha fallito clamorosamente tale possibilità, mettendo in campo arroganza e prepotenza, senza avere la capacità di ascolto verso tutte le proposte che la Cgil e non solo negli anni ha elaborato. In questi anni la Cgil non si è limitata solo al conflitto e alla difesa dei diritti, ma come dicevo prima, si è scelto la strada della creazione di un’altra proposta di sistema come il piano del lavoro, facendo crescere nel paese giorno per giorno un iniziativa popolare che ha portato alla proposta della carta dei diritti universali del lavoro. Tale proposta, elaborata per contrastare una crisi ma soprattutto per rideterminare le priorità, le riforme strutturali basate sull’austerità non sono state e continuano a non essere la risposta alle disuguaglianze e alla necessità di progettare uno sviluppo sostenibile socialmente ed ambientalmente prima ancora che economicamente. Pensavamo, ed abbiamo cercato il dialogo, ma anche lottato nelle piazze, che il jobs act non era la risposta alla disoccupazione giovanile nel nostro paese, a distanza di qualche hanno i dati ci dicono che avevamo ragione, ma non solo dati, basti che ognuno di noi, vada al supermercato dove di solito fa la spesa, o in qualsiasi altra azienda, potrà constatare che i lavoratori le lavoratrici non sono più quelle dei mesi precedenti, perché finiti gli sgravi per le aziende i contratti che dovevano essere trasformati a tempo indeterminato, sono diventati dei licenziamenti, con l’aggravante di una riduzione drastica degli ammortizzatori sociali che lo stesso provvedimento aveva reso inaccessibili a tutti coloro che hanno subito l’onta dell’espulsione dal mondo del lavoro se pur dopo una breve permanenza. Rispetto a quanto suddetto le soluzioni non stanno nemmeno nel nuovo decreto dignità,in realtà smuove qualcosa rispetto ai contratti a termine e sulle delocalizzazioni,un primo passo ma molto parziale,ci trova in disaccordo sulle misure fiscali, e nella fattispecie della categoria che rappresento, dell’inserimento dei vocher in agricoltura. Un disappunto espresso in chiare lettere anche dalla nostra segretaria Nazionale Susanna Camusso, la quale ha annunciato possibili mobilitazioni. Bisogna che qualcuno dica che il modello da perseguire per una maggiore stabilità dei giovani e delle famiglie italiane sia il contratto a tempo indeterminato. Perché questo deve impaurire la politica, perche si ritiene uno strumento obsoleto che non consente alle aziende di crescere, perché non si destinano risorse su quella che potrebbe essere la svolta, e cioè la riduzione degli oneri per le aziende sul costo del lavoro. Io nella mia esperienza da sindacalista non ho mai sentito sul mio territorio che un azienda non assume perché cera e mi auguro possa essere ripristinato, l’articolo 18, ma no si assume perché non si innesca un circuito che possa garantire lavoro duraturo, ma soprattutto perché al netto dei salari e degli stipendi sono troppe le spese da sostenere da parte delle piccole medie aziende, e se consideriamo che in Calabria il tessuto sociale in buona parte è sorretto da piccole imprese a carattere famigliare, potremmo arrivare alla conclusione che un miracolo economico potrebbe essere non sufficiente. La categoria che rappresento, ha guardato con attenzione al documento congressuale quando si evidenziano gli sforzi necessari per il mantenimento delle popolazioni nelle aree interne. Ma mi chiedo come si può continuare a vivere in montagna, se in nome di un piano di rientro sanitario si tagliano i servizi essenziali di assistenza, se non si pensa a dei costii agevolati per l’approvvigionamento delle fonti di riscaldamento, se non si crea lavoro anzi si persiste a mantenere il blocco delle assunzioni nel settore dove maggiormente ci può avere manodopera da utilizzare cioè la forestazione, dove gli enti non hanno risorse per i servizi sociali per l’assistenza, per le manutenzioni di scuole e strade, mi chiedo ancora una volta come si può. Non bisogna farsi prendere da un arma di distrazione di massa, quale il reddito di cittadinanza, ritengo uno strumento per certi versi necessario, ma va articolato con attenzione, in Calabria lo abbiamo sperimentato negli anni 90, ciò che ha prodotto è l’assuefazione a partire dai più giovani,la sparizione dell’artigianato, e divorzi di massa, ovviamente fasulli, solo per fare in modo che all’interno dello stesso nucleo famigliare, entrambi i coniugi si avvalessero dell’allora denominato reddito minimo di inserimento. Penso vivamente che in Calabria bisogna avere coraggio di sostenere con forza e farlo tutti insieme, che. un idea di sviluppo legata all’agricoltura sostenibile, possa diventare trainante di un economia al di sotto di gran lunga dalla media nazionale. Un agricoltura funzionale alla tutela delle aree interne e del territorio a partire dal dissesto idrogeologico (ma su questo argomento approfondiro in seguito) e per la salvaguardia ambientale che va dalla conservazione del paesaggio rurale alla difesa della biodiversità dove, nelle aree interne della Calabria, l’agricoltura può diventare il presidio e la salvaguardia del territorio, in quanto riuscirebbe a garantire reddito e occupazione, evitando il suo spopolamento e la conseguente custodia della cultura enogastronomica e delle tradizioni. L’agricoltura sia nelle produzioni intensive nelle pianure, che nelle colture di nicchia e delle filiere tradizionali nelle aree interne, porta in se l’alto valore sociale ed economico di un area a grave ritardo di sviluppo quale la Calabria, assumendo la funzione di volano di sviluppo per la crescita economica e sociale di vasti territori. Riteniamo che bisogna dare sostegno e ricercare le opportunità di sviluppo reali fondate e pensate in un ottica di cooperazione e quindi di rafforzamento delle filiere produttive ritenute strategiche per lo sviluppo locale,dando spazio alle grandi imprese che in una costruzione ed in un ottica di cooperazione o organizzazione di produttori, eviti la frammentazione e premi l’unione anche di piccole aziende di pochi ettari, capaci cosi di reagire alle crisi cicliche e stare sul mercato. Cosi si potranno garantire anche quei piccoli agricoltori, lavoratori che oggi portano su di loro il peso della scarsa remunerazione dei prodotti, si potrà garantire il lavoro dignitoso e si potrà evitare di parcellizzare le risorse pubbliche, creando uno sviluppo concreto di interi settori avviando progetti di filiera integrati, e quindi sostenendo investimenti che partono dalla produzione alla trasformazione ed alla commercializzazione e vendita di prodotti agricoli, privilegiando gli investimenti in rapporto alla crescita occupazionale di lavoro etico e dignitoso. La sostenibilità ambientale è e deve continuare ad essere il nostro biglietto da visita in un comparto Agricolo sempre più globale ed indifferenziato. Il PSR è al momento l’unico strumento ormai, capace di dare un concreto aiuto all’impresa che vuole operare nel settore agricolo. Anche questa volta la programmazione è partita notevolmente in ritardo, avviata da alcuni dubbi e poche certezze. Una mancanza di una guida politica forte è stabile,nel settore ha dato via ad una falsa partenza, ha creato un sacco di problemi che hanno influito non poco sul regolare sviluppo della programmazione. Un ravvedimento successivo ha di fatto migliorato la fase istruttoria delle pratiche, ma bisogna vigilare e porre molta attenzione, il mercato non sempre è paziente con i tempi poco Europei della nostra Regione. In questa ottica deve essere affrontato la questione dell’accesso al Credito per le aziende, questo è un problema che la regione Calabria deve affrontare per dare il giusto sostegno efficace ed efficiente a chi vuole fare impresa, perciò si devono creare adeguati strumenti di supporto come la costituzione di una finanziaria regionale che utilizzi risorse pubbliche per sostenere le aziende in crisi, ma anche per la promozione di nuove imprese. L’accesso alla terra dovrà essere un punto di partenza delle politiche attive per il lavoro a favore dell’occupazione giovanile, invertendo i dati preoccupanti dell’ultimo rapporto stime in cui emerge che le aziende condotte da giovani continuano negli anni a ridursi.  A tal proposito, apprezziamo molto gli sforzi del commissario straordinario dell’ Arsac ing. Stefano Aiello, che ha messo in campo un lavoro scrupoloso con l’atto aziendale definitivo, ma riteniamo assurdo il ritardo della Regione Calabria, a non renderlo operativo con la sua APPROVAZIONE finale. Ci Chiediamo il problema è legato alla burocrazia ? Ho è una difficoltà a reperire risorse necessarie? Sia nell’una che nell’altra ipotesi bisogna che si proceda con chiarezza e trasparenza, e lo si faccia in fretta, ne va della credibilità dell’intera operazione. Da quando sono segretario della Flai Cgil di Cosenza, sono stato in giro nei centri sperimentali. Quello che ho visto con grosso rammarico, è l’abbandono più totale, strutture dismesse, serre con dentro coltivazioni di erbacce, pochissimi animali e con grosse difficoltà nel loro sostentamento, e poi ettari ed ettari di terra incolta. Troppo pochi sono gli addetti rimasti anche in questo ente, e quelli che ci sono la maggior parte avanti con l’età, bisogna avere il coraggio di dire che ho si rilancia prepotentemente ritornando a quel ruolo che ritengo di fondamentale importanza dell’arsac, quindi ricerca, produzione , divulgazione, o altrimenti fate un operazione di cessione a canone agevolato per operative giovanili che vogliono mettersi in gioco in questo settore, o alle grosse aziende Agricole sul nostro territori, che però dovranno garantire occupazione vera,occupazione sana, occupazione stabile. I consorzi di Bonifica: sono arrivati al crollo, molti risultano contenitori del nulla, non vi è un idea chiara di quello che i consorzi rappresentano per il territorio e per l’agricoltura. Essi rappresentano una formidabile potenzialità per la competitività delle aziende agricole, ma necessitano di una profonda ristrutturazione,in una prospettiva di valorizzazione delle risorse umane e professionali. Occorre riportare i Consorzi di Bonifica a gestioni razionali e trasparenti per l’erogazione ai cittadini ed agli agricoltori di servizi di distribuzione dell’acqua per usi plurimi a prezzi equi, anche con il coinvolgimento diretto del pubblico. Bisogna superare i commissariamenti dei consorzi, essi devono essere protagonisti, come non lo sono stati nei giorni scorsi, per la sicurezza del territorio, per la salvaguardia ambientale e la tutela del pesaggio e anche della sicurezza alimentare. E’ necessario che le risorse disponibili,nazionali e comunitarie,siano investite per realizzare nuove reti ed infrastrutture al fine di irrigare il massimo delle superfici agricole, per esempio nella provincia di Cosenza solo l’8% dei terreni sono irrigabili grazie all’opera dei consorzi di bonifica, e questa percentuale va anche ripristinato perché obsoleto, bisognerebbe effettuare investimenti per la messa in sicurezza delle reti scolanti, collaudare le dighe già pronte e investire sulla loro nuova costruzione. Dai consorzi di bonifica può dipendere un pezzo di ripresa della nostra regione, i consorzi possono essere un volano per dare slancio all’economia dei nostri territori,perché la gestione dell’acqua impatta sull’agricoltura sulla qualità del cibo legato ad un equo ed un suo giusto utilizzo,in sintesi bisogna ritornare all’antica e riportare i consorzi alla propria missione. Anche la pesca  attraversa una profonda crisi nella nostra regione. negli ultimi cinque anni la flotta delle imbarcazioni si è ridotta di ben 110 imbarcazioni con una perdita di circa 750 posti di lavoro i divieti comunitari nell’ultimo decennio hanno determinato il crollo di intere economie basate sulla pesca, alimentando anche in questo settore un mercato più o meno lecito, infatti gran parte del pescato della nostra regione, va nei ristoranti della Lombardia, del Piemonte, del Lazio, dove ovviamente il reddito procapite permette di vendere il prodotto ad un prezzo molto piu’ alto di quanto sia possibile nelle regioni del mezzogiorno,peccato che di questo non ne giovano i pescatori ma soltanto i mediatori. Giusto per non dipingere tutto nero, colgo l’occasione per ringraziare il Generale Mariggiò, perché dopo decenni ha riportato un minimo di trasparenza e di regolarità nel settore della Forestazione di cui è commissario. L’aver pubblicato un bilancio (cosa che normalmente dovrebbe essere consuetudine di un ente) ha rappresentato un punto di svolta, aver trovato le risorse per azzerare del tutto le spettanze dei TFR dei lavoratori in quiescenza, ma soprattutto la puntualità con cui vengono pagati i salari ai lavoratori e alle lavoratrici.  Cose dovute in qualsiasi paese civile, solo in Calabria sono diventate motivo di soddisfazione insperata fino a qualche anno addietro. Gli sforzi fatti per qualificare contrattualmente i lavoratori è apprezzabile, ma quali sforzi si metteranno in campo per qualificare il lavoro? E’ davvero troppo il tempo passato a discutere ,senza ancora l’approvazione del contratto integrativo regionale, non si può passare da mese in mese senza ancora conoscere l’impegno di spesa che la Regione vuole mettere a disposizione per lo stesso, senza quantificare economicamente l’entità del rinnovo si rischia di fare progetti e discussioni sterili, e come se andassimo al super mercato a fare la spesa per poi lasciare metà prodotti alla cassa perché non si hanno soldi a sufficienza per poter pagare. Lo dico alla Regione ma anche a noi stessi, il tempo dell’attesa è finito, se in tempi brevi non avremo certezza del rinnovo cè una sola cosa da fare,MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI. Anche perché sarebbe un bel segnale di qualificazione del lavoro ad esempio dando centralità a delle figure come i sorveglianti idraulici o i Doss, figure strategiche anche in una funzione preventiva di calamità legate al dissesto idrogeologico e all’emergenza incendi. Quanti Giletti dovremmo sopportare prima che decidiamo complessivamente che la programmazione presenta delle lacune, come sindacato lottiamo per difendere i diritti dei lavoratori, ma esortiamo chi di dovere ha lavorare per rendere  i doveri utili per la comunità Calabria. Non basta un estate piovosa per poteri farci dire che abbiamo diminuito gli incendi, se non si lavora per tempo , svolgendo le opere di prevenzione, pulitura del sottobosco, costruzione delle strisce antincendio e tutto il necessario previsto. Quante alluvioni, quante frane quanti crolli dovranno esserci , e approfitto per esprimere vicinanza alle famiglie delle giovani vittime della città di Lamezia Terme, e a tutti i cittadini Calabresi che hanno subito danni ingenti alle loro abitazioni e non solo. In Calabria su un territorio di 15.222 km2 abbiamo circa 394,6 km2 di aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata, 576,7 km2 di area  a pericolosità idraulica media, il tutto corrispondono a quasi 409 comuni, circa 35.936 famiglie, 46.048 edifici e 603 unità intese come beni culturali, oltre a 29933 famiglie a rischio alluvioni, numeri preoccupanti che ci devono portare a sostenere che 7318 di cui (4801 Calabria verde,2476 Consorzi di Bonifica e 41 parco nazionale delle serre) operai Idraulico Forestali in Calabria non sono sufficienti, considerando anche il fatto che gran parte rappresentato da lavoratori anziani, acciaccati, e alle soglie della pensione. L’abolizione del corpo forestale è il passaggio delle competenze all’arma dei carabinieri, come purtroppo avevamo previsto come categoria, non ha sortito gli effetti di riordino previsti, ritardi nelle retribuzioni delle spettanze accessorie, mantenimento del contratto privatistico pur essendo di fatto dipendenti del ministero della difesa, a tal riguardo è stato convocato per giorno 22 ottobre un attivo unitario dei delegati a livello nazionale per cercare di ridurre tutte le problematiche del settore. Tutti i settori evidenziati , hanno purtroppo un elemento che li accomuna, la presenza della criminalità organizzata, la cosiddetta agromafia e ampi fenomeni di Caporalato. L’ultimo drammatico evento in ordine cronologico,l’arresto di un imprenditore di Roggiano Gravina per lo sfruttamento di lavoratori ospiti ( si fa per dire) di un centro di accoglienza straordinaria. In realtà la cgil di Cosenza già nell’agosto 2017 per mezzo dell’allora responsabile ufficio immigrati,avvocato Valentina Ricca,ha presentato denuncia presso la procura della repubblica di Cosenza. Nella denuncia venivano riportate le testimonianze di alcuni ospiti che denunciavano maltrattamenti fisici e verbali, in molti casi venivano definiti animali da lavoro. Poi l’inchiesta Stige che vede coinvolti anche alcuni dirigenti di Calabria Verde, poi altri casi a Camigliatello, poi tanti, molti casi di sfruttamento in tutta la regione. Purtroppo il fenomeno dilaga anche fuori dalla nostra regione, da indagini continue dell’osservatorio Placido Rizzotto, Emerge che la criminalità organizzata elabora un fatturato di 208 miliardi di euro ed il lavoro irregolare vele 77 miliardi pari al 37,3% dell’economia cosiddetta non osservata, 4,8 miliardi è il business del caporalato in Agricoltura, 1,8 miliardi solo di evasione contributiva. Le principali attività delle Agromafie vanno dalla tratta di esseri umani finalizzata al grave sfruttamento,intermediazione illecita di manodopera, import export di prodotti, frodi ai fondi U.E.,imposizioni di forniture all’ingrosso e al dettaglio,riciclaggio ed estorsioni,infiltrazioni nella gestione dei mercati ortofrutticoli, pesca di Frodo, finanche infiltrazioni nel settore delle energie rinnovabili legate alle attività agricole. Se pensate che sia tutto sbagliate a questo va aggiunto il fenomeno della contraffazione, dal 2012 al 2017 sono stati sequestrati prodotti alimentari per un valore di oltre un miliardo di euro,  a questo vanno aggiunti oltre 33 milioni di kg di prodotti alimentari e 60 milioni di litri di prodotti liquidi in particolare olio,latte e vino. Per quanto suddetto assume ancora più valore la battagli fatta dalla Flai Nazionale nel’ elaborazione della legge 199 , legge per l’appunto che punta a aggravare le pene per chi si macchia del reato di Caporalato, legge per cui oggi più di ieri si chiede al governo la massima applicazione. Avviandomi alle conclusioni del mio intervento non vorrei tralasciare l’importanza della formazione dei fondi integrativi e della Bilateralità. Dobbiamo sforzarci di attuare una maggiore informazione tra i lavoratori e le lavoratrici del settore, rispetto alla possibilità di diritti aggiuntivi legati ai fondi. Penso vivamente che sviluppando meglio sul nostro territorio questo argomento potrebbe essere l’occasione per una maggiore sinergia tra organizzazioni sindacali , associazioni datoriali e piccoli e grandi imprenditori, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, ma non necessariamente si devono innescare fenomeni conflittuali, una sana collaborazione potrebbe contribuire alla crescita di tutti gli attori in campo, ma soprattutto alla crescita dei diritti e della professionalità dei lavoratori.

 



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