RIMBORSOPOLI, CHIESTO IL PROCESSO

  • 8/4/2017 2:16:50 AM
  • Redazione

RIBORSOPOLI, CHIESTO IL PROCESSO

Nessuno sconto, né cambio di rotta della Procura di Reggio: dovranno affrontare il proces­so tutti i politici, e i portabor­se, coinvolti nell'inchiesta "Rimborsopoli", l'operazione della Guardia di Finanza che ha svelato il sistema delle spe­se allegre con i fondi destinati ai gruppi politici in Consiglio regionale della Calabria (nel corso della X Legislatura tra il 2010 e il 2012). La richiesta è stata formal­mente ribadita ieri davanti al Gup di Reggio, Adriana Trapa­ni, dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, che guida il pool composto dai pubblici mini­steri Matteo Centini e France­sco Ponzetta. Nel processo "Rimborsopoli 2" sono coin­volti politici di primo piano della recente storia calabrese in Consiglio regionale, tra cui parlamentari ad oggi in carica, ex governatori calabresi, con­siglieri regionali con uno scranno nell'attuale consilia­tura o dai trascorsi sugli scran­ni di Palazzo Campanella, por­taborse. Per la Procura di Reggio do­vranno affrontare il giudizio anche il senatore Giovanni Bilardi, i deputati Ferdinando Aiello e Bruno Censore, Vin­cenzo Ciconte (che proprio ie­ri è uscito fuori dalla corsa per sindaco di Catanzaro dopo aver perso il ballottaggio), Sandro Principe, Giovanni Nucera, Pasquale Maria Tri­podi, Giovanni Franco, Alfon­so Dattolo, Carmelo Trapani, Alfonsino Grillo, Giuseppe Bo­va, Emilio De Masi, Demetrio Battaglia, Pietro Amato, Ma­rio Franchino, Mario Maiolo, Carlo Guccione, Antonio Scal­zo, Francesco Sulla, Agazio Loiero, Giovanni Raso, Cande­loro Imbalzano; il ristoratore Diego Fedele, figlio dell'ex as­sessore regionale Luigi Fedele (che resta imputato nel primo filone del procedimento "Rim­borsopoli"). Restano "stralciate" le posi­zioni di Nicola Adamo e Do­menico Talarico, per i quali già nella precedente udienza gli atti erano stati ritrasmessi in Procura a causa di un difetto di notifica (per Adamo la manca­ta notifica dell'avviso di con­clusione delle indagini preli­minari; mentre per Talarico è stata disattesa la richiesta - re­golarmente avanzata dai lega­li - di essere sentito dal Pubbli­co ministero come la legge consente ad ogni indagato en­tro l'arco dei canonici 20 gior­ni dal ricevimento dell'atto di conclusioni indagini). Adesso, e per le quattro prossime udienze, la parola passerà al collegio difensivo. Toccherà ai legali dei politici provare a smontare le pesanti conclusioni accusatorie del procuratore aggiunto Gaeta­no Paci. Il Gup ha già fissato l'udienza decisiva per il prossi­mo 17 luglio, quando sarà de­ciso chi affronterà il processo e con quale rito (anche se dalle previsioni si registrerà un ri­corso in massa al giudizio da vanti al Tribunale collegiale di Reggio dando così sostanza al­l'ipotesi della riunificazione dei due filoni processuali). Nel troncone principale di "Rimborsopoli" (così definito soltanto perchè avviato in an­ticipo e con le posizioni penali più pesanti nell'ottica dell'ac­cusa) figurano sul banco degli imputati gli ex assessori ai Tra­sporti e Infrastrutture Nino De Gaetano e Luigi Fedele: per lo­ro il processo è già incardinato in Tribunale a Reggio (hanno scelto il rito ordinario) e ri­spondono anche loro, come gli altri 26, della medesima accu­sa: peculato e falso. Perchè, secondo l'accusa -ma sarà il processo a stabilire le varie responsabilità - avreb­bero utilizzato in maniera di­sinvolta i fondi destinati ai gruppi politici del Consiglio regionale della Calabria ac­quistando viaggi da nababbi (da Londra a New York e Mon­tecarlo) e set di valigie, ban­chettando con champagne e rilassandosi davanti a una lap-dance, regalando argente­ria agli amici sposi e gioielli al­le amanti.

dalla Gazzetta del Sud



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