PETRAMALA, BRUNO E PERUGINI RISPOLVERANO I VALORI DELLA DC

  • 9/4/2018 3:08:26 AM
  • Redazione

La politica è alla disperata ricer­ca di nuove formule capaci di “allargare” l'orizzonte e riconqui­stare la centralità perduta. L'o­biettivo prioritario, non v'è dub­bio, è di ristabilire il contatto con i cittadini. Non un esercizio da poco, ma di certo indispensabile per il futuro stesso della politica. Il pallino, chiaramente, è nelle mani dei partiti che devono guardarsi dentro, darsi una re­golata, e riallacciare i contatti con i territori per tornare ad es­sere credibili. Questa la missio­ne, ma come affrontarla e gestirla? A dire il vero non ci sono, al­meno fino ad oggi, segnali inco­raggianti, anzi, l'impressione è che, nonostante il rischio di sci­volare sempre più giù sia sempre più alto, nulla è cambiato. Man­cano coraggio, determinazione, visione, e novità vere. Anche le forze politiche, le più attrezzate, mostrano una disarmante inca­pacità nel cogliere il "nuovo" che attraversa la società. Eppure le criticità sono palesi, così come l'inadeguatezza di certi meccanismi non più funzionali a ga­rantire il rapporto con gli eletto­rali. Insomma, è tutto l'apparato che mostra i segni del tempo. L'organizzazione partitica "pe­sante" fatica a tenere il passo, e questa difficoltà, mostrata in più di un'occasione, favorisce l'idea movimentista della politica, che intercetta e incamera fette di elettorato sempre più ampie. Vi­viamo, insomma, in una fase di grande confusione, dove: storia, tradizione, e cultura politica, contano sempre meno. I cittadi­ni, più che dal "blasone", sono attratti dalle soluzioni adottate per risolvere i problemi. Ora, co­me sempre accade nei periodi di transizione (ammesso che sia questo il caso), si creano le con­dizioni per sperimentare nuovi percorsi, immaginati come pos­sibile risposta alla crisi del siste­ma partitico. È il caso, per esem­pio, dell'intuizione che, seppur partendo da ambiti diversi, vede impegnati: Franco Petramala, Franco Bruno e Pietro Perugini. Tutti e tre con un passato solido di militanza politica alle spalle, tutti e tre fortemente convinti della necessità di recuperare ciò che di buono si trova nella con­sumata storia democristiana. Nessun attacco di nostalgia per la "Balena", e nemmeno il desi­derio di riesumare ciò che appar­tiene al passato, ma la volontà di rimettere in gioco i valori che stanno dentro il "viaggio" com­piuto dai De Gasperi, dai Moro, e dalle altre teste d'uovo del secolo scorso. Pietramala, che pur non nega «alcuni errori che il partito ha commesso», ne esalta il ruolo e le funzioni la «Dc conduceva con responsabilità il processo ci­vile ed economico del paese». Detto questo, c'è l'ambizione ed è questa: «Si vuole riprendere a sperare in un paese più colto, più civile, più speranzoso, o no? Non siamo ancora al "tutto pronto" ma i lavori sono in corso, e a giu­dicare dalle iniziative già in pro­gramma, il cantiere e ben avvia­to. Il progetto è di intensificare in autunno le attività, aprendo al popolo dei "volenterosi" che, convinzione comune, è più nu­meroso di quanto si possa imma­ginare. È certo che la "corsa" mi­ra a tagliare il traguardo delle re­gionali, altrimenti che senso avrebbe oliare la macchina? La politica se non produce numeri è solo esercizio retorico, quindi... Al momento, però non ci sono collegamenti tra le tre proposte, si procede autonomamente, ma ci sono segnali che lasciano im­maginare la costruzione di un la­boratorio comune.

Dalla Gazzetta del Sud



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