LE MISTERIOSE STRUTTURE IN PIETRA SCOPERTE A SAN GIOVANNI IN FIORE

  • 4/12/2018 3:10:15 AM
  • Redazione

La terra calabra riserva sempre nuove sorprese. E gli studi di Vincenzo Nadile testimoniano l'e­sistenza di un'antica civiltà ca­pace di scolpire le pietre ed i monti in onore di ancestrali di­vinità. Cominciamo da Roghu­di, dove le rocce restituiscono plasticamente, anche agli occhi dei meno esperti, la zampa di un pollo che simboleggia il pie­de d'una divinità primitiva. Na­dile l'ha fotografata rendendola visibile a tutti e offrendo una interpretazione di quella che sembra l'opera di sapienti mani scultoree. «Il gallo» chiarisce l'appassionato ricercatore «rap­presentava la divinità ancestra­le di popolazioni vissute su que­sto territorio tra la fine del sesto e l'ultima metà del secondo mil­lennio avanti Cristo. Anche per i greci il gallo veniva associato ad Ade, la divinità infernale ed in effetti lo troviamo nei pina­kes locresi in cui viene raffigu­rata Persefone. Rappresentare questa divinità significava nelle popolazioni precedenti chie­derne la benevolenza. La Cala­bria è ricca di queste figure, ri­cavate sulle piccole e grandi rocce, che rappresentano una figura con la cresta, che è sim­bolo di regalità». Ma spostia­moci a San Giovanni in Fiore, in località "Melo" dove compaio­no invece una serie di strutture e raffigurazioni di animali mor­ti, fotograficamente visti dal­l'alto, che esprimono lo stesso pensiero anche se in forma più evoluta perchè nel centro sila­no le influenze indoeruopee sono molto più forti rispetto alla cultura neolitica mediterranea. A San Giovanni è molto di più presente una figura come il "cu­bo" oppure le raffigurazioni dei neonati morti che possono es­sere osservate solo dall'alto e attraverso l'uso di droni. Al pensiero di chi aveva realizzato le sculture» afferma Nadile «era legato al culto dei morti».

Da quando questi studi, compiuti privatamente, vanno avanti l'interesse della comuni­tà scientifica sembra essere cre­sciuto. Alcune soprintendenze si muovono riconoscendo que­ste strutture come risalenti ad epoca neolitica; altre, al contra­rio, negano la sostenibilità del­la tesi storica. Spesso si dice che sia impossibile sostenere l'esi­stenza di popolazioni che ab­biano costruito opere del gene­re senza strumenti adeguati. Le grandi civiltà della pietra in Cambogia dimostrano, tutta­via, che è stato possibile, senza strumenti adeguati intesi in senso moderno, costruire "mo­numenti" simili a quelli indivi­duati in Calabria. Vincenzo Na­dile lotta per affermare proprio questo.

Dalla Gazzetta del Sud



Commenti