LA STORIA DEL CHIRURGO «TROPPO BRAVO PER LA CALABRIA»

  • 7/14/2018 3:04:08 AM
  • Redazione

Stavolta non si tratta di malasanità. Anzi, la vicenda raccontata da Le Iene ha dei contorni che capovolgono la narrazione che spesso le cronache nazionali forniscono della sanità pubblica calabrese. Ma solo fino a un certo punto. Il servizio realizzato da Antonino Monteleone, inviato del programma Mediaset, racconta di un medico, il chirurgo Giuseppe Brisinda, sospeso per sei mesi (senza stipendio) dall’Asp di Crotone con contestazioni che per Le Iene appaiono quantomeno fumose. Brisinda, calabrese d’origine rientrato nella sua terra dopo esperienze professionali importanti, come quella al Policlinico Gemelli di Roma, è stato «seppellito sotto una montagna di carte bollate». Tra le motivazioni della sua sospensione vengono menzionati «interventi chirurgici senza motivazione, procedure oncologiche pericolose per i pazienti, ricoveri impropri, disumanizzazione del rapporto medico paziente» e, anche, l’aver generato «uno stato di particolare tensione, disagio e incompatibilità ambientale perché avrebbe ripreso pubblicamente in malo modo i colleghi con i quali non dialogherebbe più». Per Gianluigi Scaffidi (Anaao-Assomed) si tratta di «una cosa mai vista in 40 anni di sindacato». Altre motivazioni che secondo l’Asp crotonese sono alla base della sospensione di Brisinda riguardano l’aver «asportato organi sani a una paziente», ma la stessa paziente intervistata da Monteleone smentisce la circostanza spiegando che «gli esami istologici hanno dimostrato il contrario», perché la donna aveva un tumore. Non la pensa allo stesso modo il marito di un’altra paziente, che ha scritto una lettera all’Asp criticando l’operato di Brisinda ma che, ai microfoni de Le Iene, mostra qualche tentennamento in merito alle sue contestazioni.
Il dg dell’Asp Sergio Arena, dal canto suo, spiega che nel reparto guidato da Brisinda c’era «una situazione che metteva a rischio i pazienti per il clima, per tensioni e aspetti organizzativi che non venivano gestiti». Poi il manager aggiunge che il procedimento cautelare riguarda questioni professionali non riferibili a ciò che avviene in sala operatoria, ma finisce per ammettere che, avendo aumentato di molto la produttività del reparto, «Brisinda ha fatto capire che in Calabria si può invertire la rotta». Quello che per il dg bisogna capire, però, è «perché sette-otto medici nell’arco di un anno e mezzo hanno chiesto il trasferimento». «Se lo reintegrano mi dimetto», ha quindi chiosato il dg. Ma ciò non è poi successo e, una volta avvenuto il reintegro da parte del Tribunale, il chirurgo che per Le Iene è «troppo bravo per la Calabria» è stato «a malapena salutato» dai suoi colleghi.

Dal Corriere della Calabria



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