LA SANITA’ VIAGGIA A DUE VELOCITA’ E I CALABRESI RINUNCIANO A CURARSI

  • 5/24/2018 2:21:02 AM
  • Redazione

«Un morto che cammina». Raf­faele Rio, presidente di "Demo­skopika", recita il de profundis della sanità calabrese. Al fune­rale non partecipa il presidente della Regione, Mario Oliverio. «Mai una volta che rispondano alle nostre indagini, con una di­chiarazione, un appunto, un ri­lievo, una presa d'atto» confida il responsabile nazionale del Gruppo italiano per le ricerche di opinione e di mercato. Maga­ri questa volta andrà meglio. Magari i risultati della terza edi­zione dell'Indagine sulla per­formance sanitaria illustrati ieri nella sede rendese dell'istituto («la prossima conferenza stam­pa spero di farla a Roma, dove abbiamo una rappresentanza», dichiara Rio) serviranno a de­stare l'attenzione della politica calabrese. Anche perché, a leg­gere i dati, c'è da preoccuparsi. E non poco. Mentre il Governa­tore litiga e alza la voce contro il commissario Scura (ma non do­veva incatenarsi davanti a Pa­lazzo Chigi?) i cittadini che lui rappresenta – terrorizzati dal­l'eventualità di tirare le cuoia in un non qualche precisato presi­dio ospedaliero calabrese – de­cidono di mettere il pigiama in valigia, comprare un biglietto del treno e cercare di stare me­glio in un posto lontano da qui. Si chiama mobilità passiva. E, a voler dare qualche numero, nel 2016 (questi gli ultimi dati uffi­ciali, ma la tendenza è più o me­no questa e lo stesso si potrebbe dire per il 2017), 55.946 cala­bresi (possiamo per comodità arrotondare a 60mila? E scusa­teci se non indichiamo uomini; donne, bambini o vecchi), si so­no fatti il segno della croce e so­no andati a bussare alla porta degli ospedali disseminati sui territori di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Sperando che qualcuno aprisse. Dubbi? Quando di mezzo ci sono i soldi, qualche usciere si trova sempre. Sapete quanto hanno incassato in cambio queste "fortunate Regioni"? Serviti: 319milioni di euro. Per qualcuno – le Regioni del Nord – crediti. Per noi – tac­co sfigato dello Stivale – debiti. La Conferenza delle Regioni ci prova a prendere in mano il quaderno a quadretti delle ope­razioni. I conti non tornano. E allora, giù con le promesse del tipo: «Aboliremo gli squilibri tra Nord e Sud». Sì, ma come fare? Semplice: mettendo la camicia di forza all'emigrazione sanita­ria, almeno per le prestazioni meno urgenti e specialistiche. «Questa è una violazione bella e buona del diritto alla salute san­cito dalla nostra Costituzione», sbotta Rio che, da scienziato della Statistica, ha (quantome­no) qualche difficoltà a credere alle promesse ballerine della classe politica. «Ma se il presi­dente della Regione, Oliverio, e il sindaco di Cosenza, Occhiuto, non riescono a mettersi d'accor­do neanche sul posto in cui co­struire la nuova "Annunziata"». Come dargli torto. Non è vero? «Non partite, tanto – nel giro di un anno – ottimizzeremo le strutture ospedaliere autocto­ne». Questo ci garantiscono. Nel frattempo, occorre mettere insieme (ci riusciranno?) i 319 milioni di euro di debito che la Calabria ha maturato nei con­fronti delle più "efficienti" Re­gioni dell'Italia Centrosetten­trionale. Si dirà: "Ma Sicilia e Molise stanno peggio di noi". Bella consolazione! Sapete do­v'è la Valle d'Aosta? Lontana, molto lontana. Lì vivono i citta­dini italiani (sì, vabbè, hanno pure qualcosa di francese), il cui indice di soddisfazione –per quanto riguardo la qualità dei servizi territoriali offerti – risul­ta pari a cento (questo il valore massimo attribuito dall'indagi­ne Demoskopika). Noi? «Tutto un altro film», ammette sconso­lato Rio. Assistenza ospedalie­ra, infermieristica e servizi igie­nici passano il vaglio del 18,3% dei calabresi coinvolti nel son­daggio condotto lo scorso tre febbraio. Come dargli torto! Tra i criteri utilizzati dai ricer­catori di Demoskopika, que­st'anno (per la prima volta) c'è l'indice di impoverimento: famiglie (calabresi, nel nostro ca­so), che – per il portafoglio vuo­to – hanno rinunciato (ma ne avrebbero fatto a meno) a far­maci e a viste specialistiche. So­no 67mila. Peggio per loro, si di­rà!

Dalla Gazzetta del Sud



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