IL SINDACO: La buona politica abita a San Giovanni in Fiore

  • 3/3/2017 6:41:20 AM
  • Redazione

Al di là di ogni inutile strumentalizzazione, il Comune di San Giovanni in Fiore - del quale mi onoro di essere sindaco, perché così voluto dalla quasi totalità dei citta­dini - ha rappresentato e rappresenta un buon esempio di politica locale, fatta eccezione per la brutta parentesi am­ministrativa che ha preceduto la mia attuale esperienza sindacale. Ha registrato, negli anni, alla sua guida nomi importanti e pieni di storia polico-sindacale, via via preposti dai sangiovannesi, compartecipi d e 1 1 e conquiste che i contadini

Hanno conseguito nella provincia di Cosenza e di Crotone. Un         patrimonio  enorme, quello capitalizzato, che Costituirà lo stimolo per fare  sì che San Giovanni in Fiore recuperi, nel breve,

ciò che negli ultimi anni è andato irresponsabilmente disperso e guadagni, nel medio, la centralità

della geografia montana che lo circonda e lo separa dal mare. Un modo per affrontare dignitosa mente per­corsi sviluppo e benessere. L'amministrazione che io presiedo sta affrontando i di­sagi di un immeritato dissesto finanziario con la dignità e il coraggio tipici della gente di montagna. Non solo. Utilizzerà l'occasione per accedere a risorse pubbliche, a mente della legge 160/2016 di conversione al decreto legge 113, utili alla soddisfazione dei creditori, e per acquisire disponibilità derivanti dal suo patrimonio, indispensabili per rilanciare gli investimenti, produt­tivi di beni per la collettività e di occasioni di lavoro. In una tale ottica, il Comune - che fu patria di Gioacchino da Fiore - si renderà parte attiva di po­litiche aggregatine, volte a renderlo protagonista del territorio montano sfilano, funzionali a genera­re quell'incremento del PII locale nei cui confronti non è stata recentemente destinata alcuna attenzione. Un processo di svolta, cui l'attuale amministrazione sta lavorando dal suo insediamento, finalizzato a ge­nerare nuove ricchezze, intendendo per tali soprat­tutto occasioni di lavoro per i giovani e garanzie oc­cupazionali per chi è altrimenti destinato a perderle. A sostenere una siffatta aspirazione contribuirà la po­litica locale della concretezza e della fedeltà verso i cittadini. L'amministrazione approfitterà di tutto ciò ,che dispone, dell'amore e della laboriosità dei sangio­vannesi, ovunque residenti, dei suoi giovani desidero­si del proprio riscatto e dei concittadini che rivestono cariche istituzionali e imprenditoriali, per far sì che si impegnino a fare ciò che serve per il decollo della nostra città. Il tutto con la certezza che il presiden­te Mario Oliverio non perderà occasione alcuna per offrire al suo territorio le attenzioni necessarie a che lo stesso diventi attore del suo rinnovato successo. A tal proposito, non inciderà negativamente, nell'atti­vazione dei percorsi necessari allo scopo e della loro definizione, ogni strumentalizzazione politica volta generare  quella confusione sociale che è nemica delle realizzazioni di cui la Calabria ha disperato bisogno.

ALLA BUONA POLITICA CHE ABITA A SAN GIOVANNI IN FIORE

La lettera, per come potete leggere sopra, inizia come è consuetudine da parte di chi non ha argomenti seri e credibili con la solita espressione: "al di la di ogni inutile strumentalizzazione"... Questa è la premessa che prelu­de al nulla che poi segue nell'intervento, nello scritto o in qualunque occasione si parli il politichese. li sindaco quindi disserta sulla qualità e capacità di quanti negli anni si sono susseguiti alla guida del paese e per dare un senso a questa affermazione scomoda le conquiste dei contadini del dopoguerra, senza rendersi conto che il mondo è cambiato e ciò che bastava in quei tempi al sindacalista e alla popolazione oggi non basta più a nes­suno dei due. Viviamo in "ebbiche" diverse dice qualche nostro anziano che ha la fortuna di essere ancora in vita ma Belcastro non se ne è reso conto. Nella lettera il sindaco prosegue: "l'amministrazione che io presiedo sta affrontando i disagi di un immerita­to dissesto finanziario con la dignità e il coraggio tipici della gente di montagna". Quindi si lamenta del disse­sto finanziario, ma allora questi grandi personaggi che si sono avvicendati alla guida del paese forse non tutti erano tali ed infatti il sindaco, forse accorgendosi della contraddizione si affretta a precisare che solo l'ammini­strazione Barile ha fatto eccezione in negativo, tutti gli altri sono stati grandi amministratori. Vorremmo che il sindaco ci spiegasse però una cosa, se prima di Barile i conti erano in regola e tutto era rose e fiori come mai i consiglieri di centrosinistra (ricordiamo a chi ha perso la memoria che Barile, il primo anno, era un sindaco di centrodestra con un consiglio comunale a maggioranza di centrosinistra) hanno votato in consiglio comunale il riconoscimento dei debiti fuori bilancio scoperti da Ba­rile? Perché non hanno votato contro? Perché non hanno

denunciato che quanto portato in consiglio comunale era falso? Qualcosa non torna caro sindaco e come abbia­mo già scritto in passato lo ripetiamo: non pensare che i sangiovannesi siano tanto fessi e non illuderti del suc­cesso elettorale pensando di vivere di rendita, il tempo delle parole senza senso è passato ora la popolazione aspetta fatti, fatti e solo fatti. Non solo - prosegue sem­pre Belcastro - l'amministrazione utilizzerà l'occasione per accedere a risorse pubbliche, a mente della legge 160/2016 di conversione al decreto legge 113, utili alla soddisfazione dei creditori, e per acquisire disponibilità derivanti dal suo patrimonio, indispensabili per rilancia­re gli investimenti, produttivi di beni per la collettività e di occasioni di lavoro". Speriamo che davvero si av­varrà della legge predetta, per come lo ha invitato a fare la consigliera del PSI Amelia Oliverio, se non dovesse fare nemmeno questo allora saremmo proprio all'assur­do dell'assurdo se così si può dire. Fortissimo il passo della lettera che segue : "il Comune - che fu patria di Gioacchino da Fiore - si renderà parte attiva di politiche aggregative, volte a renderlo protagonista del territorio montano sfilano, funzionali a generare quell'incremento del PII locale nei cui confronti non è stata recentemen­te destinata alcuna attenzione". Eccezionale, pomposo, sontuoso Belcastro scomoda Gioacchino da Fiore per dare ampiezza e lustro al suo scritto e poi per rendere la cosa più roboante afferma che l'amministrazione comu­nale pone la sua attenzione "all'incremento il Pil loca­le" cosa fino ad ora trascurata. Vorremmo che il sindaco spiegasse ai sangiovannesi quale è ora il Pil della nostra città così potremmo in seguito verificare l'incremen­to ottenuto per la grande attenzione posta al problema. Nella lettera il sindaco prosegue: "L'amministrazione approfitterà di tutto ciò che dispone, dell'amore e della laboriosità dei sangiovannesi ..." questa è una cosa vero, l'amministrazione, infatti, fiduciosa nell'amore e nella laboriosità dei sangiovannesi ne approfitta tartassandoli e impoverendoli con le tasse più alte d'Italia e servizi scadenti. Non Le sembra, caro sindaco, che è giunto il momento di cambiare registro'? La lettera nella par­te conclusiva così recita: "Il tutto con la certezza che il presidente Mario Oliverio non perderà occasione alcuna per offrire al suo territorio le attenzioni necessarie a che lo stesso diventi attore del suo rinnovato successo". In questo crediamo anche i sangiovannesi perché, coi-ne ab­biamo scritto in precedenza, la competizione elettorale per le amministrative della città prima l'ha persa Barile e poi l'ha stravinta il Governatore Mario Oliverio ed è a lui che spetta in primis salvaguardare gli interessi della cittadinanza ma l'amministrazione dovrà pure metterlo nelle condizioni di attivare i percorsi positivi e importan­ti previsti dalle leggi. Belcastro conclude lamentandosi noiosamente di quelle che definisce "solite strumenta­lizzazioni". Caro sindaco, tutta la gente si chiede: Quan­do questo paese potrà avere una amministrazione seria? Quando questo paese potrà avere amministratori che parlano il linguaggio della verità'? Quando i nostri ammi­nistratori abbandoneranno una volta per tutte l'ipocrisia lie li avvolge in ogni espressione? quando avremo a che face con persone normali in grado di dire come stanno le cosa, Quando si abbandonerà «il non so niente"? Quan­do la finiranno di dire che loro non c'entrano'? Quando smetteranno di addossare le colpe sempre agli altri e mai a se stessi? Se avverrà quel giorno saremo davvero un paese normale!

I. C

 



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