IL RITRATTO DEL SUD ITALIA DOPO LE ELEZIONI; TRA PARAGONI CON LA VECCHIA DC E UNA CAMPAGNA ELETTORALE FEROCE.

  • 4/18/2018 8:47:48 AM
  • Redazione

Il voto del 4  marzo restituisce l’immagine di un sud Italia fortemente  in contrasto con le principali forze politiche dominanti della seconda repubblica. Il movimento cinque stelle è infatti il primo partito in tutte le regioni del sud. Conquista quasi tutti i collegi uninominali sia al Senato che alla Camera. Analizzando ogni regione del meridione notiamo che anche la Lega nazionale di Matteo Salvini ha conseguito risultati ottimi se confrontati a quelli deludenti del 2013. L’exploit del M5S in Sicilia fa si che il movimento di Di Maio sfiora i  61 collegi su 61. In Campania si è delineato un boom del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali. Si colorano di giallo tutti i 22 collegi alla Camera, mentre al Senato vanno ai pentastellati 10 collegi su 11. Anche in Puglia Il Movimento Cinque Stelle si attesta primo partito sia alla Camera che al Senato e raggiunge quota 23 parlamentari eletti su 24 posti disponibili nell’uninominale. La Calabria che ne esce dalle elezioni è invece divisa in due: nei collegi di Gioia Tauro, Vibo Valentia e Reggio Calabria è il centrodestra ad essere il primo partito, negli altri collegi è il M5s. La Lega qui è passata dalle percentuali di pochissimo superiori allo zero ad un risultato che si posiziona al 6% dei voti; il carroccio è il secondo partito della coalizione di centrodestra sebbene vi sia una netta distanza con Forza Italia al 20,11%. Nell’arco di pochi anni, la Lega si è radicata in tutta la provincia di Reggio dove, anche in campagna elettorale, il leader Salvini è stato spesso presente. In sostanza a rappresentare la Calabria oggi ci sono undici pentastellati (5 al maggioritario e 6 al proporzionale) mentre il centrodestra si deve ‘’accontentare’' di 6 seggi totali (rispettivamente 4 uninominale e 2 maggioritario). Il Partito democratico colleziona, si fa per dire, un pessimo risultato sia all’uninominale che resta a quota zero e due seggi al maggioritario. Analisti e giornalisti hanno già presentato la similitudine del risultato politico dei 5stelle con quello che tradizionalmente, nei primi 40 anni di repubblica italiana, era il partito principale del sud, ovvero la Democrazia Cristiana.  Nel dopo guerra i caratteri societari ed economici italiani erano diversi da quelli che oggi la globalizzazione e i discreti successi commerciali hanno portato. Al finire degli anni 40 nel meridione erano ancora diffusi analfabetismo e lavoro minorile e le campagne elettorali venivano fatte nelle piazze e nelle case, oggi invece le cose sono cambiate. Le campagne elettorali si fanno sugli smartphone, ogni anno il sud si svuota di 25mila diciottenni che preferiscono studiare al nord e dal 2001 ad oggi il Pil del mezzogiorno è cresciuto meno della Grecia nella più famosa crisi. L'espansione dei Cinque stelle però è avvenuta in concomitanza con il crollo dei voti moderati, ovvero coloro che un tempo appoggiavano gruppi popolare, socialista e liberal-democratico e oggi non più, trova speranza in partiti dai caratteri più nazionalisti e populisti. Secondo una stima del Centro italiano studi elettorali  (Cise) della Luiss, i vecchi centrosinistra e centrodestra hanno lasciato per strada 18milioni di consensi. ‘’Dove i partiti hanno perso la connessione con la gente noi l’abbiamo moltiplicata’’; questo ha detto Di Maio la sera dopo le elezioni. Ci troviamo in meridione d’Italia  che non ha mai visto una vera industrializzazione e troppo spesso è stato il ‘’fanalino di coda’’. A conti fatti, non essendo dotati di doni di previsione per ipotizzare qualsivoglia governo, possiamo solo sperare che un terzo di Italia, quella del sud, non sia destinata all’assistenzialismo e che i politici diano una visione a lungo termine e puntino sull’identità e sull’autodeterminazione del mezzogiorno.

Salvatore M. Ferrarelli



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