Il monito di Gratteri su massoneria deviata, politica e processi

  • 3/15/2017 7:56:47 AM
  • Redazione

Poche ore prima, nella sala Moro di Montecitorio, i parlamentari Claudio Fava e Davide Mattiello presentavano la loro proposta di legge per attualizzare e rendere più incisiva la "Legge Anselmi", nella parte che regola i rapporti tra massoneria e istituzioni e stabilisce i confini delle associazioni segrete. In quella sede, grazie anche alle puntuali testimonianze del professore Isaia Sales, dell'avvocato Fabio Repici e della giornalista Alessia Candito, nostra redattrice, il rapporto tra logge e criminalità mafiosa era stato sviscerato mettendone in evidenza la crescente pericolosità e la forza eversiva.
Duecento metri più in là, a Palazzo San Macuto Nicola Gratteri torna ad essere sentito dalla Commissione parlamentare antimafia, e stavolta il tema è tutto concentrato sulle sinergie tra massoni e boss della 'ndrangheta in quel mondo dove i colletti bianche operano scelte politiche, si cementa il voto di scambio, nascono cordate imprenditoriali, il narcotraffico conferisce ingenti liquidità da avviare al riciclaggio.
Gratteri riferisce quanto appreso sul campo attraverso indagini aperte dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, alla guida della quale è stato chiamato da meno di un anno. Proprio per questo la sua audizione è stata quasi interamente secretata. I giornalisti che seguivano tramite il circuito chiuso della videoconferenza avranno ben poco da annotare: i convenevoli di circostanza, qualche domanda generica e poi microfoni e telecamere spenti.
Nella parte pubblica dell'audizione, Gratteri corregge il tiro rispetto al quesito che gli viene posto: «Non posso dire e non dirò di un rapporto tra massoneria e 'ndrangheta perché buona parte della massoneria è estranea a questo rapporto. Posso dire di logge deviate che aprono le porte ai boss e di circuiti massonici attraverso i quali, come testimoniano molte nostre indagini, il crimine organizzato condiziona scelte politiche e linee amministrative, regola rapporti con imprese, enti, istituzioni, banche e anche con la stessa magistratura perché l'impunità passa, oggi come ieri, attraverso il potere di evitare inchieste scomode e aggiustare processi».
Di più, sul punto Gratteri mette in guardia circa i pericoli che una criminalizzazione generica della militanza massonica potrebbe portarsi dietro. La stessa massoneria, ultimamente, avrebbe deciso di smarcarsi da suoi, anche autorevoli, esponenti che hanno creato grumi di potere politico-criminale. Nel farlo avrebbero anche cominciato a collaborare con la magistratura rompendo una coltre di riservatezza che in passato era stata spessa e resistente. Occorre – ha sottolineato Gratteri – incentivare questa implosione e per farlo vanno circoscritte quelle obbedienze e quelle logge che sfruttano i rapporti creati dalla fratellanza massonica. Quello che impressiona, invece, è il fattore di crescita che le varie obbedienze massoniche stanno conoscendo in Calabria e in particolare nell'area del Vibonese e del Lametino nonché il dato che vede un alto numero di indagati per associazione mafiosa essere anche affiliati a logge massoniche.
Discorso a parte la questione dell'appartenenza di magistrati alla massoneria: «Abbiamo conferma della presenza di magistrati in logge dove militavano affiliati alla 'ndrangheta di elevato rango», conferma Gratteri. Nel merito aggiunge che ritiene superfluo prevedere una norma che impedisca ai magistrati l'iscrizione alla massoneria: «Il Consiglio superiore della magistratura considera l'iscrizione alla massoneria un illecito disciplinare e nei casi in cui lo ha accertato ha adottato provvedimenti immediati e disposto il trasferimento d'ufficio degli incolpati».
Lunga quasi un'ora, invece, la parte secretata. I membri della Commissione antimafia hanno posto domande specifiche su indagini anche in corso. In qualche caso è parso che l'interesse più che radicato ai fini istituzionali della Commissione (attrezzare Stato e istituzioni di quanto serve per una energica attività di contrasto alle mafie) debordasse verso interessi, come dire, più diretti e particolari. Non pare che, sul punto, le loro curiosità siano state soddisfatte, Gratteri avrebbe continuato a riferire per linee generali, concedendo al massimo una contestualizzazione dei territori dove operano le cosche mafiose trovate in costanti rapporti con pezzi deviati della massoneria.
Infine un siparietto degno di nota. All'onorevole Ernesto Magorno che gli chiedeva come fosse stata accolta la sua nomina capo della Dda di Catanzaro, Gratteri ha risposto: «Bene, molto bene. A tratti anche entusiasticamente ma è ovvio che so bene distinguere tra i compimenti di maniera e quelli affidabili perché sinceri».

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