I TESORI NASCOSTI DELLA SILA

  • 5/15/2018 2:59:59 AM
  • Redazione

UN VIAGGIO NEL FANTASTICO PAESAGGIO DEL PARCO NAZIONALE DELLA SILA, TRA SLITTE SULLA NEVE TRAINATE DAI CANI, I VIGNETI PIÙ ALTI D’EUROPA, E PAESINI CHE SEMBRANO TRATTI DAI RACCONTI DI FATE

Giovani imprenditori crescono in Sila. A contrastare lo spopolamento delle aree interne della Calabria. Nuove energie e idee coraggiose (e contagiose) per un giovane Parco nazionale (istituito nel 1997 ma attuato solo nel 2002), con un giovane direttore, il quarantenne Giuseppe Luzzi. Turismo sostenibile, studi floro-faunistici, ciclovie e produzioni agroalimentari di qualità sono alcuni tra gli esempi virtuosi, a capovolgere l'assioma che vede questa regione a cavallo del Mediterraneo presa sempre - e solo - a modello negativo. Un tour nato con l'intento di promuovere una manifestazione di sleddog (la corsa con le slitte trainate dai cani huskies) è l'occasione per fare la conoscenza con realtà sorprendenti.   Lo sleddog in Sila nasce da un'idea di Paolo Spina, gestore del Centro sci di fondo di Carlomagno, altopiano a 1.500 metri di quota. Da appassionato cinofilo, una decina di anni fa propose al Parco e alle comunità montane di portare da queste parti la corsa dei cani da slitta nata nei paesi artici più di un secolo fa, e fare dell'altopiano silano il punto più meridionale dove vedere e praticare lo sleddog. "Ogni anno contiamo più presenze, non a caso oggi abbiamo il pluricampione Gianni Sabella, oltre a Renato Alberoni del Centro Sleddog Marmarole e Ararad Khatchikian, i massimi esperti di questa disciplina" ci dice Spina.  Dalle nevi dell'altopiano innevato - proprio nel giorno in cui si inaugura dopo anni di lavoro il nuovo impianto di risalita di Lorica - non può mancare una passeggiata nei boschi con le ciaspole, in compagnia di Giacomo Gervasio e Francesca Crispino, naturalisti e guide del Parco. Ci fanno ascoltare l'ululato di un lupo registrato, utilizzato dai ricercatori per ottenere - in base alla frequenza e al tipo di risposte – elementi utili per realizzare i censimenti. "La Sila è uno dei grandi serbatoi storici della presenza del lupo in Italia, da dove poi si è irraggiato su tutta la dorsale appenninica – ci dicono - . Oggi nel comprensorio silano stimiamo la presenza di circa 40-45 lupi suddivisi in 6-7 branchi di cui 3 nell'area Parco. Il lupo è un grande viaggiatore e le nostre video trappole ci mostrano immagini di un piccolo nucleo che si spinge fino al mare, nel Salento. Purtroppo è ancora vittima del bracconaggio". Scendiamo di 200 metri per conoscere il vigneto più alto d'Europa, frutto della perseveranza del giovane ingegnere Emanuele De Simone, che in una frazione di Longobucco ha portato avanti il sogno del nonno. Circondato da una foresta di pini larici e con vista mozzafiato sul lago Cecita, ci racconta l'emozione di un sogno che si realizza nonostante le rigide temperature dell'inverno silano. 10mila bottiglie l'anno sono più che sufficienti per una produzione di stampo familiare. Noi assaggiamo il delizioso mosto cotto, ottimo per guarnire frutta, castagne o dolci. In piena Sila si producono - oltre alle celebri patate silane IGP, ottime nella ricetta locale "m'pacchiuse") - anche alimenti che non ti aspetti, come uno Yogurt bio da leccarsi i baffi e il gelato dell'azienda agricola Scrivano, a pochi km da Camigliatello.  "La Sila è un paradosso paesaggistico - scrive in una delle sue guide il fotografo calabrese Francesco Bevilacqua - che inaspettatamente ricorda la Norvegia, con i pini e gli abeti più alti di quelli norvegesi, così a breve distanza dal Mediterraneo. E questa sensazione si ha soprattutto nei mesi invernali, con la neve che ammanta le grandi selve di latifoglie e conifere. Sembra di trovarsi in una sorta di "grande Nord del Sud" scagliato nel cuore del Mediterraneo". Non a caso gli ecosistemi forestali della Sila sono, assieme alle Alpi, candidate a patrimonio mondiale per criteri naturali dal consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana dell'Unesco. Il Parco Nazionale della Sila protegge circa 73.000 ettari di monti e foreste, comprendenti 21 comuni distribuiti in 3 province (Cosenza, Crotone e Catanzaro). La giovane guida del Parco Noemi Guzzo, di San Giovanni in Fiore, dopo aver studiato a Roma è tornata nella sua Sila e ha rilevato con il compagno una casa in legno in foresta e ne ha fatto una splendida baita ("La casa della montagna") che sembra di stare in Nord Europa. È lei che ci racconta la particolarità del villaggio chiamato Silvana Mansio, tra Camigliatello e Lorica, dove sembra di stare nel paese delle fate: "Nasce nel 1932, il nome è un latino maccheronico, in pratica vuol dire "Un soggiorno nel bosco". Qui non c'era che una casetta rosa, un impresario di Varese durante un soggiorno in Calabria si innamorò di questo posto e decise di investire e di costruirvi, rispettando lo stile delle baite in legno. Negli anni il villaggio ha mantenuto questo stile unico. Un punto di ritrovo per gli appassionati della quiete e della montagna. Proprio tra i boschi di Silvana Mansio nel 1942 furono girati i film "Il lupo della Sila" e "Il brigante Musolino".  Pietro Lecce, ristoratore e gourmet, ci racconta la ricchezza che viene dalla terra alle nostre tavole: "Il nostro è un territorio baciato dalla fortuna, ma non è stato mai valorizzato. Pensi che noi raccogliamo nel periodo giusto il tuber magnatum il tartufo che si vende ad Alba. Poi c'è il tartufo del Borbone, che fa bene al fegato. In questi giorni il protagonista è l’ Hygrophorus marzuolus, un fungo 'dormiente' che si trova sotto i faggi piccoli e gli abeti grandi, è coperto sempre da fogliame di faggio e aghi di pino e spunta appena si scioglie la neve. E' considerato da tutti gli esperti micologi uno dei migliori funghi al mondo. Abbiamo erbe spontanee come il timo selvatico, e tante altre: un grande patrimonio enogastronomico che dobbiamo far conoscere".  Alla tutela e valorizzazione di questo patrimonio guarda finalmente con interesse la Regione Calabria, come conferma Giovanni Aramini, dirigente parchi e aree protette: “La strategia regionale per la valorizzazione delle aree protette che il Governo regionale ha messo in atto parte dalla consapevolezza che abbiamo un patrimonio immenso di naturalità, ma in passato non ne siamo stati abbastanza consapevoli. Il 40 % del territorio regionale appartiene al sistema delle aree protette. Abbiamo 3 grandi parchi nazionali e 178 siti di interesse comunitario. Dobbiamo fare due cose: conservare questo patrimonio e valorizzarlo. Per farlo, oggi possiamo contare anche sui fondi del Programma di sviluppo rurale, che adesso guarda anche all'ambiente, e quelli del POR, Piano Operativo regionale. Il progetto relativo alla ciclopista dei parchi, che collegherà i parchi del Pollino e Aspromonte per 540 chilometri passando per l'altopiano della Sila e il parco regionale delle Serre, è un progetto già operativo con 10 milioni di euro resi già disponibili”. 

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