CRESCE ANCORA IL DEBITO PUBBLICO. RECORD NEGATIVO 2.281 MILIARDI DI EURO

  • 9/4/2017 3:07:02 AM
  • Redazione

Ancora un record, negativo, per il debito pubblico italiano. A giugno, come ha certificato la Banca d'Italia, il debito delle amministrazioni pubbliche è salito di altri 2,2 miliardi rispet­to a maggio, portandosi a 2.281,4 miliardi. Aspre le critiche di opposizioni e consuma­tori, che puntano il dito contro i "facili" festeggiamenti per il buon andamento del Pil mentre non si riesce a scalfire il fardello del debito che è cresciuto, se­condo il Codacons, del 15% in 5 anni, pesando oggi sulle spalle «di ogni cittadino, neonati compresi» per «37.646 euro». Ma il governo continua a ri­badire che la dinamica final­mente è sotto controllo e che, anzi, da quest'anno il rapporto con il Pil inizierà, seppur lievemente, a scendere. E conferma, per voce del viceministro del­l'Economia Enrico Morando, che il programma di privatizza­zioni andrà avanti. Il nuovo incremento del de­bito, si legge nel fascicolo "Fi­nanza pubblica, fabbisogno e debito" di Palazzo Koch, si deve al fabbisogno delle ammini­strazioni pubbliche (8,4 mìliar­di), che è stato compensato sol­tanto in parte (per 6,3 miliardi) dalla diminuzione dalle dispo­nibilità liquide del Tesoro, che sono scese a 52,6 dai 92,5 mi­liardi di fine giugno 2016. In particolare, è salito di 4 miliar­di il debito delle Amministra­zioni centrali, mentre quello delle Amministrazioni locali, è diminuito di 1,9 miliardi. Inva­riato il debito degli Enti di pre­videnza. Tra l'altro per effetto degli slittamenti di diverse sca­denze fiscali anche le entrate a giugno sono risultate in calo di 13,5 miliardi. Oltre ai benefici che possono derivare da una maggiore crescita, uno dei principali stru­menti su cui conta l'esecutivo è quello delle privatizzazioni, con l'obiettivo di ottenere pro­venti pari allo 0,3% del Pil fino al 2020 (circa 5 miliardi l'anno) a partire dal 2017. Un processo interrotto però nel 2016 per le «condizioni di mercato» sfavo­revoli, ricorda Morando, sotto­lineando che oggi «non sono più presenti sui mercati quelle situazioni critiche». Il pro­gramma quindi «è scritto e si fa­rà e, assicura, «tutte le opzioni sono in campo, nessuna delle ipotesi discussa nel recente passato è tramontata», com­presa quella di conferire a Cdp le quote delle grandi partecipa­zioni del Tesoro. 

Gazzetta del Sud



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