COSA STA SUCCEDENDO ALL’ISTRUZIONE ITALIANA?

  • 9/12/2018 8:44:23 AM
  • Redazione

 

 

Esisteva un tempo un posto preposto alla crescita inclusiva, alla formazione culturale e alla condivisione; stiamo parlando della scuola. Oggi la scuola italiana non può competere con quelle dei paesi europei ed occidentali. La questione è tanto delicata quanto complessa, sono tanti gli aspetti e i settori della scuola e dell’istruzione italiana ad essere stati ridimensionati fino a cambiarne i connotati e la funzione sociale.  La precaria situazione di buona parte degli insegnanti, la vicenda vaccini, l’inesistenza di mense scolastiche, la mancanza di strutture adeguate all’insegnamento e la violenza che si vive nelle scuole sono tra le variabili da dover considerare se si esamina il nostro sistema di istruzione.

 

Insegnanti

 

Dal 2017 sono diventate cinque le cause pendenti alla Corte di Giustizia Europea che riguardano la situazione del precariato nelle scuole italiane. Per farsi un idea basti pensare ai 140 mila insegnanti che  sono stati chiamati come supplenti a fine anno scolastico o ai totali 700 mila docenti iscritti alle graduatorie d’istituto. Con l’approvazione del Ddl ‘’salva precari’’ da luglio dovranno essere assunti tutti i precari con almeno 36 mesi all’attivo di insegnamento, ma sul campo delle riforme sull’inquadramento ancora la strada è lunga.

Un’insegnante che si trova nella situazione dove non vi è la giusta remunerazione può perdere la voglia di impartire lezioni o creare ambienti di crescita giusti. Confrontandoli con gli insegnanti europei quelli italiani non sono solo quelli che lavorano di più ma anche quelli che guadagnano meno e sono i più anziani. In Germania e in Spagna i salari medi dei docenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado è intorno ai 40 mila euro annui, mentre nelle scuole secondarie di secondo grado il reddito annuale è superiore ai 40 mila.  In Italia lo stipendio di un docente, di qualsiasi grado scolastico, è sempre inferiore ai 30 mila euro. 

 

Studenti illetterati e violenti

 

Decine sono i casi di cronaca che riguardano ragazzi che hanno usato violenza nei confronti dei professori. Secondo un sondaggio fatto sugli studenti il 7% dei ragazzi ha avuto un comportamento violento in classe davanti a tutti gli altri ragazzi che spesso non solo stanno in silenzio o prendono le difese dell’alunno ma riprendono l’accaduto con i cellulari e finisce per creare fenomeni di cyberbullismo nei confronti dei docenti.

 

Le strutture scolastiche

 

La maggior parte delle scuole italiane non rispetta i criteri di costruzione antisismici. Oltre 2.700 scuole che si trovano in zone a elevato rischio terremoto non sono state progettate o adeguate alle più recenti norme antisismiche. Più di 8mila scuole si trovano in edifici costruiti almeno 50 anni fa, e 331 di queste risultano proprie nelle aree del paese in cui si prevede che ci saranno i sismi più devastanti. In totale sono 44.486 scuole pubbliche su 50.804 ad essere in pericolo.

In Sicilia, Puglia, Molise, Campania e Calabria oltre il 50% degli alunni non ha la possibilità di accedere al servizio mensa. Nel meridione il servizio mensa spesso è inesistente o se c’è presenta difficoltà nell’accesso. I locali delle mense mancano nel 23% delle scuole che erogano il servizio di ristorazione; in molti capoluoghi del sud le scuole non hanno proprio la mensa concepita come luogo di aggregazione e inclusione sociale. A Reggio Calabria e a Siracusa meno dell’uno per cento degli alunni usufruisce della mensa, fortunatamente è diversa la situazione che si presenta nei capoluoghi del nord.

 

Università

Mancanza di fondi, riforme annunciate e mai fatte, nepotismo, assenza di collegamento al mondo del lavoro e baronaggio sono i problemi che l’Università italiana deve risolvere poiché la sua utilità e il suo funzionamento sono fortemente cambiati nel corso di questi decenni. Ad ostacolare la possibilità di conseguire alti titoli di studio spesso c’è il prezzo della cultura e dell’istruzione. Nel nostro paese la vita studentesca universitaria in media all’anno ha un costo di 15 mila euro; un costo più alto rispetto al nord e nel centro Europa, dove il costo annuo di uno studente è di 8-9 mila euro. Grazie a basse tasse universitarie e ai bonus studenteschi nel resto d’Europa i laureati sono in media il 17% della popolazione contro solo il 4% di italiani (25-64 anni) che ha raggiunto un livello scolastico alto.

 

 

Ognuno di questi aspetti considerati è il riflesso dei pochi investimenti italiani nel campo dell’istruzione e della ricerca. Un’indagine condotta sui sistemi scolastici dei 50 paesi più sviluppati dell’Economist Intelligence Unit ha riassunto le problematiche scolastiche italiane con la creazione del termine ‘’analfabetismo funzionale’’. L’illitterato è un individuo che sa leggere e scrivere, e che può avere anche titoli scolastici, ma non riesce a mettere a frutto le proprie capacità. Il Bel Paese spende circa la metà della media Ocse per finanziare la scuola e l’università. Con questi dati non si può paragonare l’istruzione che ricevono i ragazzi italiani con quelli di altri paesi, in un mondo così globalizzato il diritto allo studio deve ritornare ad essere una prerogativa.

 

Salvatore Ferrarelli



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