“TUTTI I LIMITI DEL CIVISMO DEGLI IMITATORI”

  • 7/14/2018 3:03:38 AM
  • Redazione

“Tutti i limiti del civismo degli imitatori” apparso sul quotidiano del sud del 13/06/2018)

Ho letto in ritardo l’ultima nota politica su questo giornale di Agazio Loiero.  
Vorrei osservare: II Movimento 5 stelle ha inventato il civismo su larga scala, è legittimato dal dichiararsi antisistema.
In moltissimi vorrebbero imitarli. 
Il civismo degli imitatori appare però uno stato di necessità, in alcuni casi eclatanti il tentativo di sommare ciò che già esiste per dare l’illusione truffaldina di moltiplicare consensi già avuti ma perduti o non custoditi. 
Il civismo è poco impegnativo e non vincola a nulla. Se va bene è merito dell’Uno, se va male è colpa dei più.
Si cerca in tutti i modi di fare scomparire progressivamente le identità culturali e quindi le differenze che, riconosciute, fanno la forza di un sistema democratico. E’ un atteggiamento nocivo molto più del relativismo etico.
Così i furbi riducono la società ad un enorme agglomerato di sottoproletariato da usare approfittando della sua intrinseca impotenza critica.
Non si sfugge a tanto se non si recuperano identità civili per costruire di nuovo le ragioni dello stare insieme per una prospettiva anche di governo aperta alle compatibilità fra diversi.
Deve perciò sopravvivere la rivendicazione delle identità proprio perché in epoca di globalizzazione anzi a maggior ragione. Tuttora le sensibilità sociali sono diverse, il mondo cattolico democratico ha le sue peculiarità, eluse però dalle varie posture della antipolitica, sparse dappertutto, alcune palesi altre simulate.
Il paese soffre il fallimento dei tentativi in questi 20 anni di rinnovare lo storico Patto di fine ottocento quando i cattolici democratici si facevano rappresentare dai liberali. E’ agli sgoccioli anche l'ipotesi di unire le classi dirigenti dell'Ulivo confluite nel PD.  Dice bene Loiero: “sarebbe inutile una chiamata a raccolta sotto le bandiere del PD”. 
Il sistema italiano si è avviato verso l’inconcludenza, rischiando i cattolici democratici la irrilevanza.
Non è proprio difficile accorgersi che la situazione italiana è gravissima e quella calabrese è allo sfascio. Uno Stato traballante, un sistema di Welfare dispendioso e confusionario e inefficace, un conflitto fra istituzioni inedito e gravissimo, un Sud ridotto alla fame, una Calabria che sembra tornata all’antica tristezza della emigrazione di necessità, pur in presenza di dignitose istituzioni di istruzione.
Mentre si è studiato apposta, nel recente passato, per creare precariato a beneficio di classi dirigenti dal tratto violento.  
E naturalmente si nega che sussista ancora la distinzione fra destra e sinistra e la stessa dignità politica della destra e della sinistra. Anche la Germania e la Francia e la Inghilterra e la Spagna e il Portogallo hanno vissuto e vivono il dopo del Muro di Berlino, ma non hanno smobilitato né i partiti né hanno eliminato le diversità delle sensibilità politiche.    
Sembra imperare la crudeltà nei confronti di cittadini divenuti inermi e senza rappresentanza, che siano giovani o donne o madri o lavoratori o speranzosi giovani studenti. Il rancore domina dappertutto e ci si vergogna di trovare una casa, di accedere al servizio sanitario, di cercare un posto di lavoro. 
Forse proprio i migranti ci stanno sollecitando a far presto sulla via della responsabilità politica dei cattolici democratici, una volta non tutti nella Democrazia Cristiana, oggi ancora di più presenti dappertutto. 
Durante un incontro, ai primi di maggio, su Aldo Moro, l’uomo il politico e il cristiano, mi sono augurato un Manifesto Comune dei cattolici democratici, base per gli impegni elettorali prossimi.
Perché necessario “mantenere vivo il fuoco senza adorare le sue ceneri”.  
Non è più tempo di girare attorno al tema: chi vuole si impegni senza indugio professando l’impegno politico dei cattolici democratici. Non c’è da inventare nulla né da aspettare che la Chiesa dica più di quel che la CEI di recente ha detto, né c’è da imitare alcuno.
C’è da rinnovare le identità senza presunzione ma anche senza trascinarsi dietro l’antico complesso della irrilevanza della presenza dei cattolici democratici nella vita politica.
Franco Petramala

 



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